
A settembre vi abbiamo informato che la Francia stava spingendo per la completa rimozione di Shein dalla ricerca di Google. Ora la situazione si aggrava ulteriormente.
Forte presenza di polizia all’apertura del negozio
Il 5 novembre, Shein ha aperto il suo primo negozio fisico al mondo. Ubicazione? Il sesto piano dello storico grande magazzino BHV nel centro di Parigi, di fronte al Municipio.
Lo stesso giorno, l’ufficio del Primo Ministro ha annunciato misure dure:
Shein ha 48 ore di tempo per dimostrare che la sua piattaforma è conforme alle leggi francesi. Se fallisce, il sito Web viene chiuso.
“Su istruzioni del Primo Ministro, il governo sta avviando il processo di sospensione per Shein. Durerà fino a quando la piattaforma non dimostrerà che tutti i suoi contenuti sono conformi alle nostre leggi e ai nostri regolamenti”, afferma l’annuncio ufficiale.
Cosa è successo in realtà
Il problema è sorto dalle vendite di bambole del sesso infantili sulla piattaforma. Il governo francese l’ha definita una violazione delle leggi e ha avviato un’indagine.
Questo non è il primo conflitto: il Ministero del Commercio ha già richiesto sanzioni senza precedenti alla Commissione Europea in estate, tra cui la rimozione di Shein dalla ricerca di Google. Il motivo della richiesta era una violazione sistematica delle norme di sicurezza.
A luglio abbiamo riferito che la Francia ha inflitto a Shein una multa di 40 milioni di euro per falsi sconti e manipolazione dei prezzi. L’indagine ha dimostrato che l’11% degli sconti pubblicizzati erano in realtà aumenti di prezzo e il 57% delle “promozioni” non offriva alcuna riduzione di prezzo.
Tempistiche bizzarre
Aprire il primo negozio durante un’indagine e la minaccia di chiusura della piattaforma online sembra un paradosso. Shein sta chiaramente scommettendo sulla presenza fisica in Francia, ma il suo futuro digitale nel Paese è ora incerto.
25 milioni di clienti francesi perderebbero l’accesso alla piattaforma se il governo desse seguito alle sue minacce. Per un marchio di fast fashion che costruisce il suo impero sulle vendite online, questo sarebbe un duro colpo.
Contesto più ampio
L’Unione Europea sta stringendo le viti sulle piattaforme di e-commerce cinesi da mesi. In estate il Parlamento ha approvato un pacchetto di misure:
- Eliminazione dell’esenzione doganale per i pacchi inferiori a 150 euro
- Nuova tariffa di 2 euro per ogni pacco proveniente da paesi extra UE
- Controlli più severi sulle merci importate
La Francia sta ora andando più lontano di tutti gli Stati membri. Bruxelles non ha ancora risposto alla lettera del ministro.
Per il settore dell’e-commerce, questo invia un chiaro segnale: l’era della vendita di qualsiasi cosa senza controllo sta finendo. La domanda è se le sanzioni dure porteranno a un mercato più sicuro o solo a prezzi più alti per i consumatori.