
Come sta cambiando il comportamento degli utenti
- Meno clic sui siti web: I riassunti dell’IA rispondono direttamente nei risultati, quindi gli utenti non hanno bisogno di visitare altri siti web.
- Più sessioni concluse: Il 26% delle persone che hanno ricevuto risposte dall’intelligenza artificiale ha terminato immediatamente la ricerca, senza ulteriori clic o domande.
- Diminuisce il numero di ricerche continuate: Il 32% ha continuato a cercare, una percentuale leggermente inferiore a quella dei risultati classici (35%).
Cosa significa per gli e-shop e gli editori
Non affidarsi solo alla SEO
La ricerca organica è stata per anni il principale motore di traffico, per molti e-shop addirittura la fonte decisiva di nuovi clienti. Tuttavia, se Google inizia a fornire risposte direttamente nei risultati di ricerca su larga scala, parte di questo flusso andrà semplicemente perso. I riassunti dell’intelligenza artificiale possono soddisfare gli utenti senza che questi debbano cliccare ulteriormente. Ciò significa che anche se si investe nell’ottimizzazione e nei contenuti, l’effetto risultante potrebbe essere un traffico inferiore a quello previsto. La SEO smette quindi di essere una certezza e diventa piuttosto un complemento dell’intero marketing mix.
Diversificare i canali di acquisizione
Chi si affida solo a Google corre dei rischi. È già chiaro che i social network, le newsletter o i nuovi formati pubblicitari come la TV connessa avranno un’importanza maggiore nel raggiungere i clienti. Per gli e-shop, questo significa maggiori investimenti nella costruzione del marchio e nel lavoro con un pubblico in cui i riassunti dell’AI non fanno emergere la concorrenza. Le newsletter possono essere un canale di vendita diretta, mentre i social network sono luoghi in cui i clienti scoprono o ricordano i marchi. La pubblicità in CTV permette di raggiungere le famiglie in un ambiente meno saturo dei classici banner online.
Costruire relazioni dirette con i clienti
Gli editori e i marchi devono affrontare la stessa sfida: se il traffico di riferimento dai motori di ricerca diminuisce, i clienti e i lettori devono essere “ancorati” in modo diverso. Che si tratti di un database di iscritti alla newsletter, di una community all’interno delle piattaforme sociali o di abbonamenti, si tratta di un modo per mantenere un contatto diretto senza intermediari. Per gli e-shop, si tratta di programmi di fidelizzazione e di comunicazione personalizzata, per gli editori di rafforzare i contenuti premium e di concentrarsi maggiormente sulle vendite di annunci diretti al marchio. Il denominatore comune è il possesso di un canale che rimane nelle mani dell’azienda, non di Google.
La ricerca AI si diffonde rapidamente, ma non senza problemi
Una quota crescente di utenti utilizza i riassunti dell’intelligenza artificiale durante le ricerche: secondo YouGov, più di un terzo degli americani dichiara di utilizzarli nella metà o più delle proprie ricerche. D’altra parte, un sondaggio condotto da Yext e Researchscape mostra che fino al 40% delle persone si sente frustrato quando gli strumenti di IA rispondono a domande complesse o in più fasi. Per gli e-shop, questo segnala che, sebbene l’IA sia in grado di gestire da sola le domande semplici, rimane spazio per contenuti unici e recensioni con decisioni più complesse. Nell’ambiente dell’e-commerce, questo significa un nuovo equilibrio di potere: meno clic dalla SEO, più importanza per le campagne a pagamento e i canali di proprietà. Per gli editori, si tratta di una sfida per una più rapida monetizzazione dei contenuti al di fuori di Google.